Green-Pass: come DISOBBEDIRE



In questo video spieghiamo come far valere i nostri diritti e come disobbedire al Green Pass nelle azioni di tutti i giorni e come possono farlo gli esercenti ed i gestori di ristoranti, palestre ecc.
E’ partito un grande ricorso collettivo, informazioni qui





Domade e risposte estratte dal video

i. Ristorazione e Autogrill, ma solo al chiuso e soltanto per il servizio al tavolo: quindi, se prendo il caffè al banco o se entro al ristorante/autogrill per andare alla toilette non ho bisogno del Green Pass;
ii. Spettacoli all’aperto, eventi pubblici, competizioni sportive;
iii. Musei, luoghi della cultura, mostre;
iv. Piscine, centri natatori;
v. Palestre, sport di squadra, centri benessere , sagre, fiere, convegni, congressi, centri termali, parchi di divertimento, centri culturali, sale da gioco, sale scommesse, bingo, casinò, concorsi pubblici.

Il gestore di un ristorante non è il titolare del trattamento dei dati, ha solo l’obbligo di controllare il possesso del green pass, e basta, ovvero:
- non può conservarsi una copia del “documento verde”;
- non può segnarsi i nomi dei clienti che entrano con o senza “documento verde”;
- non può fare nessun tipo di conservazione dei dati (perché non è il titolare del trattamento);
Tutte le attività di gestione dei dati NON le può fare.

Bisogna rispondere: «Ho controllato e tutti i miei clienti sono in regola». Evitare di dire esplicitamente «in regola con il marchio verde», preferire formule vaghe quali: «sono in regola», «possono entrare» ecc.

La polizia a questo punto chiede al gestore: «mi fa vedere la documentazione dalla quale risulta?».
Risposta: «Non posso: posso controllarli all'ingresso, ma non è mi consentito registrare i dati dei clienti.», inoltre l’unico che può controllare l’esistenza del G.P. è il gestore dell’attività, e nessun altro, il poliziotto non può perché la legge non glielo consente.

No, quindi se sono andato a mangiare al ristorante e un poliziotto mi si avvicina e me lo chiede, io gli rispondo: «ho già visto tutto col titolare dell’attività», e se lui insiste a chiedermi il GP, io gli rispondo:
«no, sono dati sanitari riservatissimi, c’è un titolare del trattamento che è il Ministero della Salute, c’è un controllore che è il gestore dell’attività», il poliziotto in tutta questa storia non c’entra assolutamente nulla.
Nota: il poliziotto potrebbe essere sinceramente convinto di poter fare questo controllo, ma non è così.

I clienti possono essere sanzionati solo se dichiarano all’agente di non avere il marchio verde. La norma non prevede nessuna sanzione nei confronti dei consumatori/clienti, che rifiutino di mostrarlo (potrebbero multarvi lo stesso, ma ricorrere sarà facilissimo, soprattutto se avete registrato il dialogo).

Il gestore è sanzionabile, ma è difficile coglierlo sul fatto se risponde: «io ho controllato, ma non gli faccio vedere nulla».
Il gestore rischia una multa e la chiusura dell’attività, ma quest’ultima si applica soltanto alla terza violazione constatata in giorni diversi.
Siccome non c’è un registro delle sanzioni/violazioni, come fa il poliziotto che mi volesse sanzionare a dire: «questa è la terza sanzione»? Dovrebbe venire lo stesso poliziotto per 3 volte di seguito, ma è raro che ciò avvenga.
Se qualche poliziotto chiede: «ma questa è la terza sanzione ?», il gestore risponde: «no, è la prima, mai avuta una sanzione».
Mentire è assolutamente consentito in materia di illeciti amministrativi, quindi mentite senza farvi il benché minimo scrupolo.

In materia di illeciti amministrativi (non di questioni penali) si può mentire senza nessuna remora, tra l’altro noi mentiamo per difenderci, per legittima difesa: non c’è nessun obbligo di verità.

La prima attività da fare è il boicottaggio: non andiamoci più.
Quindi diciamolo su tutti i social possibili e immaginabili, diciamo che il Bar tal dei tali in via Cavour etc..., che la Palestra X in via Garibaldi etc... non fanno entrare senza il Green Pass, non andateci, non rivolgetevi a questa gente che merita di fallire, perché non meritano di stare sul mercato.
E’ una buona idea anche fargli recensioni negativa, da una stella, sui vari portali.

Si, perché è una violazione contrattuale da un punto di vista civilistico: quando ho fatto il contratto con la palestra non era previsto alcun marchio verde, quindi ho accettato di frequentare la palestra a certe condizioni, se da domani la palestra mi dice: «per venire qui devi avere il marchio verde», rispondo: «benissimo, da domani non vengo più e mi restituisci i soldi che ti ho già pagato».
Esiste una specifica diffida scaricabile da questa pagina.

Gli alberghi sono esclusi dall’uso del marchio verde, quindi chi lo chiedesse commetterebbe un abuso di sua sola iniziativa.
Quindi assolutamente si, perché chiunque violi un contratto privatistico in conseguenza di questo DL o di quello che ritiene esso dica, la controparte ha diritto di risolvere il contratto e di avere il risarcimento non solo di quello che è stato versato ma anche dei danni, perché magari io potrei aver subito un danno, ad es. perché non posso più andare in palestra oppure il famoso “danno da vacanza rovinata”, che già esiste attualmente nella legislazione di tutela del consumatore.

SI! Nel momento in cui io non dico se ho fatto o meno il vaccino, ma dichiaro: «io ho scelto di non avere il marchio verde con me»:  è una scelta politica, se tu non mi fai entrare  non mi stai facendo entrare per motivi politici, quindi mi stai discriminando da un punto di vista politico, cosa che avendo un esercizio aperto al pubblico non puoi fare! Esattamente come non potresti dire: «non possono entrare gli omosessuali» o «le persone di colore» etc...
È una discriminazione per motivi futili.
C’è anche l’aspetto di discriminazione religiosa, perché molte persone cristiane scelgono di non vaccinarsi a causa dell’utilizzo di cellule fetali abortite nella creazione/elaborazione di questi vaccini.